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Aumento dei rifiuti: quali le cause e cosa possiamo fare?

ECONOMIA E POLITICA - 14 10 2020 - Redazione

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Il surriscaldamento globale e l'aumento incontrollato dei rifiuti sono diventati due argomenti scottanti sia per le generazioni attuali che per quelle future. Se non si dovesse intervenire, in modo coordinato e a livello mondiale, secondo diversi e autorevoli studi recenti, entro il 2100 la Terra potrebbe confrontarsi con una crisi senza precedenti: sovrappolazione, inquinamento e mancanza di risorse per tutti potrebbero avere conseguenze nefaste per la popolazione di tutto il mondo.

 

Per quanto riguarda l'aumento incontrollato dei rifiuti ci sono al vaglio diverse soluzioni: la più immediata riguarda il riutilizzo dei materiali e degli oggetti, come ad esempio le bottiglie o i prodotti Maxilia.it. In questo campo sono diverse le aziende e le start up alla ricerca di metodi innovativi che prevedono, ad esempio, l'impiego di un batterio (appartenente ad un ceppo di Flavobacterium) che è in grado di degradare completamente, tra le altre cose, il PET e il polietilene tereftalato (la plastica utilizzata per la creazione di imballaggi e contenitori).

 

Tra le azioni che l'umanità è in grado di intraprendere fin da subito ci sono i comportamenti virtuosi, in grado di fare la differenza e dare un taglio netto rispetto alle abitudini del passato. Fra questi, come anticipato in precedenza, c'è il riutilizzo di materiali e oggetti: nella società consumistica odierna, putroppo, si sono attivate delle dinamiche, spesso sostenute dalle aziende di molti settori, che prevedono il cosiddetto “usa e getta”. In questo modo vengono prodotte tonnellate di scarti tutti gli anni: tra di essi figura la plastica, che si riversa nelle acque dei nostri mari e negli oceani.

 

Tristemente famoso, in questo senso, è diventato il Pacific Trash Vortex, più comunemente conosciuto come “Isola di plastica”. Ubicata nel mezzo dell'Oceano Pacifico, si tratta di un enorme accumulo di spazzatura galleggiante, formata soprattutto da plastica accumulata a partire dagli anni '80. Sfruttando un particolare movimento delle correnti oceaniche, i cumuli di rifiuti si sono assemblati ed hanno dato vita a questa triste realtà.

 

La grandezza di questa isola di spazzattura non è ancora stata stimata in modo definitivo. Alcuni parlano di 700.000 metri quadrati (l'equivalente, circa, della Penisola iberica), mentre altri addirittura di 10 milioni di metri quadrati (pari, circa, all'estensione degli Stati Uniti d'America). Oltre a questa isola di immondizia, ne è stata scoperta un'altra, questa volta nei pressi dell'Oceano Atlantico: è stata denominata "North Atlantic garbage patch”.

 

Il problema relativo all'accumulo di spazzatura riguarda l'inquinamento delle acque, l'avvelenamento e la soppressione degli animali. Per quanto riguarda i primo punto è da sottolineare il fatto che i rifiuti accumulati interessano di gran lunga materiali non biodegradabili e che essi, spesso, si scompongono in pezzi sempre più piccoli, finendo per intaccare la biodiversità degli ambienti, non solo circostanti.

 

Le azioni che l'uomo sta intraprendendo sono ancora lungi dall'essere soddisfacenti. Gli accordi raggiunti a livello politico non si sono ancora dimostrati all'altezza; la situazione, infatti, continua a peggiorare: da una parte perché le misure, come detto, non sono sufficienti, e dall'altra perché fette sempre più grandi della popolazione mondiale stanno avendo accesso ad uno stile di vita consumistico. Tutto questo, come dimostrato dalla stragrande maggioranza degli studi scientifici sul tema, sta avendo un impatto senza precedenti sulle vite degli esseri viventi che popolano la Terra.

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