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Il mio incontro con un senzatetto

CRONACA - 25 12 2020 - Ercole Ricci

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Mi è capitato spesso di imbattermi negli invisibili, i senzatetto che vagavano nelle stazioni dei treni. Ma, come tutti ho sempre tirato dritto per la mia strada, senza farci caso, tranne quella volta quand,o tornando da un viaggio da Roma, nel mezzo del continuo via vai di turisti e viaggiatori, mentre attendevo seduto su una panchina in attesa del treno che mi avrebbe riportato a casa, vedendo un clochard mi sono chiesto: “Ma queste persone cosa hanno fatto per finire così?”.

 

Ci dovrà essere qualcosa che va oltre l’aspetto ruvido, trasandato e il mendicare. Mi sono detto che forse potevo dedicare qualche minuto della mia vita nel cercare di capire la vita di queste persone, d’altronde cosa avevo da perdere? Non è stato facile vincere l’impaccio e fermarmi a chiacchierare con uno sconosciuto, ma con un piccolo sforzo mi sono avvicinato a questo senzatetto per scambiare due parole per conoscere la sua storia. Una storia piena di ostacoli, governata dalla solitudine e dalla paura di essere delusi ancora dalle persone.

 

Ero consapevole che un senzatetto non ha particolare interesse nel raccontare la sua storia ad un estraneo, ma è bastato un sorriso ed un saluto per porre le basi per un dialogo. Ascoltare la sua storia, narrata con lucidità e consapevolezza, quasi parlasse di un'altra persona, mi ha fatto effetto perchè poteva essere la storia di molti e forse oggi lo è.

 

Vestito alla bell’e meglio, un carrellino del tipo di quelli dei supermercati con il quale trasportava le sue povere cose, capelli raccolti sotto un cappello di pelle e barba lunga e poco curata, ma con con il sorriso stampato sulle labbra, ho conosciuto Giovanni. Questo era il suo nome, 59 anni di origini calabresi, dove era nato e cresciuto, dove aveva costruito una vita scandita dal lavoro di meccanico, dall’amore dei suoi cari.

 

La Mia disavventura - ha detto - ha avuto inizio un giorno con l’incontro con una ragazza, la perdita di ogni controllo e la disfatta. Pensavo solo a come trovare il denaro per portarla fuori - racconta - fare la bella vita. Ho iniziato a compiere piccoli reati, fin quando non sono stato scoperto e catapultato di nuovo nella realtà. È Iniziato così il mio viaggio tra gli ultimi, i diseredati, gli invisibili. Un percorso tutt’altro che facile, che mi ha portato nell’abisso della povertà, della solitudine, della disperazione e dell’emarginazione. Mia moglie non ha più voluto vedermi, mia figlia diceva ai suoi coetanei che ero morto, perfino mia madre mi aveva ripudiato. Ovunque andavo avevo terra bruciata intorno. A un certo punto ho pensato di fare un gesto estremo.

 

Al disagio personale, alla vergogna di fronte agli occhi dei conoscenti, degli amici si sono aggiunti guai legali. Persi tutti i punti di riferimento ho iniziato a girovagare per l’Italia di nascosto, sul treno, da una regione all’altra, senza uno scopo se non quello di perdermi e dimenticare tutto. Poi l’arrivo qui a Roma dove ho trovato gli assistenti sociali grazie ai quali di notte ho un tetto sulla testa e un piatto di minestra e anche qualche soldo per acquistare medicine necessarie, avendo seri problemi alle gambe.


Dopo questi anni duri, vissuti laddove non avrei mai immaginato, ho deciso di cominciare a cambiare vita; quello che voglio fare nel mio futuro è non mollare perché è impossibile abituarsi a questo tipo di vita, è uno schifo. Non potevo più sopportare gli stenti, ma soprattutto gli sguardi della gente, la commiserazione ipocrita, le parole mai seguite dai fatti, il disprezzo mal nascosto. Purtroppo, come avrai avuto modo di vedere girando per la stazione, sono solo uno di una moltitudine di invisibili. Chi ci vede ci evita, prova paura, spesso schifo. Ma bada bene - ha detto -  quello che è successo a me, può capitare a chiunque. Nella vita tutto può cambiare all’improvviso. Basta un secondo. E ti ritrovi a varcare quella soglia che non avresti mai pensato di varcare.

 

Storie come quelle di Giovanni appartengono a tanti di noi. E tanti di noi non hanno saputo o voluto fare qualcosa. Sempre più spesso, purtroppo, ci togliamo ogni responsabilità con quella parola, “invisibili”. Ma nulla è invisibile. Queste persone non hanno fatto nulla di male per restare ai margini. Hanno solo trovato un ostacolo sulla loro strada. E per mille motivi non sono riusciti ad andare avanti.

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