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Rinnovo delle concessioni idroelettriche: le comunità locali saranno coinvolte?

ECONOMIA E POLITICA - 12 02 2024 - Redazione

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/concessioni idroelettriche

Le concessioni idroelettriche in provincia di Sondrio sono in scadenza e la Regione Lombardia dovrà curarne il rinnovo. La serata del 16 febbraio alle ore 20.30, presso il polifunzionale di Sondalo, sarà l'occasione per fare il punto su questo tema di grande rilevanza per il territorio.

 

Il tema delle concessioni idroelettriche in Valtellina è intriso di complessità, con radici che affondano nei primi decenni del 1900. Nel corso degli anni, grazie alla mobilitazione sociale, si sono compiuti progressi significativi per affermare il principio dell'"uso plurimo delle acque", un sistema di norme mirato a evitare che gli interessi economici prevalgano su quelli sociali.

 

Recentemente, si è verificato un passaggio di notevole importanza con il trasferimento delle competenze sulle acque (Demanio Idrico) dalle autorità centrali alle Regioni. Attualmente, la gestione delle concessioni nelle valli locali è responsabilità della Regione Lombardia.

 

Nel contesto dei rinnovi delle concessioni, emergono due pilastri cruciali: da un lato, gli interventi sostanziali necessari per il rinnovo degli impianti; dall'altro, la negoziazione per assicurare benefici alle comunità locali.

 

La serata del 16 febbraio sarà dedicata a fare il punto su questo scenario determinante per il futuro del territorio. La domanda centrale rimane: le comunità locali saranno adeguatamente coinvolte in questo processo?

 

Durante l'evento interverranno Renato Cardettini, rappresentante del Coordinamento nazionale del grande idroelettrico, e Giovanni Curti, anch'egli membro del Coordinamento nazionale del grande idroelettrico.

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1 COMMENTI

14 02 2024 18:02

Méngu

Leggo nell’articolo : “ Nel contesto dei rinnovi delle concessioni, emergono due pilastri cruciali: da un lato, gli interventi sostanziali necessari per il rinnovo degli impianti; dall'altro, la negoziazione per assicurare benefici alle comunità locali.” Credo di non essere l’unico a domandarsi quanti cittadini valtellinesi siano a conoscenza e hanno letto il Comunicato del “ Coordinamento Comitati “ grande idroelettrico “ che segue . Leggerlo è indispensabile per capirne almeno la tematica di base per il Rinnovo delle Concessioni, argomento discusso in questi giorni. ***** LA MONTAGNA PUO’ RILANCIARSI CON LE SUE SOLE RISORSE Coordinamento Comitati “grande idroelettrico” Ezio ROPPOLO- 340 7777 549- AO – Renato CARDETTINI- 347 294 7156- SO - Fabia TOMASINO- 347 748 0783- PN 1 I territori montani soffrono storicamente e attualmente per i danni derivanti dagli insediamenti idroelettrici e per lo sfruttamento intensivo dell’ambiente. Nonostante compensazioni monetarie, talvolta modeste o nemmeno corrisposte, anche l’impatto socio economico del settore idroelettrico è negativo, essendo concausa del progressivo abbandono delle popolazioni. La sicurezza stessa dei valligiani è sempre più messa a rischio dall’avanzatissima età media degli impianti strutturali e da una tendenza al rinvio delle manutenzioni, allo scopo di migliorare i conti economici degli operatori. In definitiva, i benefici dello sfruttamento della più importante risorsa naturale e delle infrastrutture del territorio sono goduti sistematicamente altrove. Per i territori montani, il settore idroelettrico rappresenta dunque un gravame più che una risorsa, sebbene abbia la potenzialità per essere il motore di uno spettacolare rilancio. Qualora, infatti, il territorio potesse controllare totalmente risorsa e infrastruttura, avrebbe la possibilità e l’obbiettivo di rilanciare la sostenibilità dell’ambiente (a favore anche del turismo) e di effettuare investimenti fondamentali per la resilienza al cambiamento climatico, che diversamente porterebbe in pochi decenni a scenari disastrosi di devastazione. Nel contempo, l’oculato sfruttamento della risorsa consentirebbe la transizione rapida a consumi energetici totalmente puliti (anche riscaldamento e industria, oltre che mobilità). Gli enti di gestione delle infrastrutture potrebbero infine divenire promotori di ecosistemi aziendali capaci di rilanciare l’economia e l’occupazione. Tutti gli ingredienti per realizzare la “ricetta” sono già sul tavolo: le risorse economiche e finanziarie o possono essere in gran parte autoprodotte, o in parte possono essere acquisite mediante i programmi continentali e nazionali o in parte ancora potrebbero essere attinte al risparmio locale privato, attraverso formule di tipo cooperativo o, ancora, ad azionariato diffuso locale: un recente studio del Censis dimostra la disponibilità della popolazione italiane a destinare parte delle proprie risorse finanziarie per il rilancio dell’economia reale (anziché in bloody diamonds, ad esempio) Dal punto di vista normativo, vigono leggi mirate a •salvaguardia dell’ambiente •salvaguardia della sicurezza degli impianti e per il recupero del dissesto idrogeologico •creazione di comunità energetiche tra produttori “rinnovabili” e consumatori •creazione di reti di impresa, per il supporto tecnologico e operativo tra i gestori locali •proprietà locale (regionalizzazione) delle strutture e gare di concessione derivazioni idroelettriche Allora, appare del tutto evidente come il legislatore abbia già indirizzato nella “giusta” direzione gli elementi di base costituenti lo scenario auspicato dal Coordinamento. Manca però un quadro organico complessivo in cui vengano opportunamente collocati gli “ingredienti” per “cucinare la torta” nel modo più efficace. Questa è la richiesta che il Coordinamento pone al mondo della Politica. La costruzione di questo quadro legislativo, comprensivo di modalità di attuazione e controllo dei risultati potrà consentire alle montagne italiane di divenire una “best practice” in cui il settore idroelettrico diventi finalmente e realmente fattore di ricchezza per la popolazione e benessere per i territori e non portatore di devastazione come tuttora si manifesta in tanta parte del globo. Questa nuova visione può realmente diventare una alternativa vincente alle “compensazioni monetarie”, che – se e quando realmente erogate – appaiono più elemosina che ristoro e indennizzo.