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Un estate all’insegna del chisciöl

CULTURA E SPETTACOLO - 29 06 2022 - Ezio (Méngu)

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/Marco Divitini alla chitarra
Marco Divitini alla chitarra

La pandemia ci ha corroso oltre al fisico anche l’anima. E’così, perché nel Tiranese, in questi ultimi due anni ogni iniziativa all’insegna del piatto tipico Chisciöl si è affievolita, se non scomparsa. Un vero peccato, un “delitto “perpetrato verso il buon piatto che i nostri avi hanno creato usando i loro prodotti locali. I bei ricordi delle serate al “ Parco degli Olmi “  e le serate e i banchetti nelle corti fatti della Confraternita del Chisciöl sono ormai un ricordo. In questa società post moderna le cose belle sembrano essere  “ bombardate “ da un isterismo sociale e molte volte non si ricorda che le piccole cose sono quelle che danno sapore al Mondo e il Chisciöl è tra queste  e dà il sapore della nostra terra.

 

Orsù tiranesi vi parla uno che di storia di questo paese ne ha vissuta e che ha visto periodi di “alti e bassi”, dove l’associazionismo era da vulcano e periodi dove, forse per cause maggiori, la buona volontà tendeva a spegnersi, ma alla fine ci si è sempre ripresi.  I “vecchi” hanno fatto la loro parte, orsù giovanotti ora fate la vostra. Il vostro tempo donato per portare in auge il  Chisciöl  sarà oro per l’oggi e per il domani. Ogni piccola cosa fatta bene è migliore di una grande che può stupire per immagine ma che poi lenta sfuma come nebbia al sole.

 

A ricordo del “passato prossimo”, che ora sembra un “passato remoto“ vi ricordo con affetto un cantore che ha dato tanto per Tirano: il suo nome è Marco Divitini, ora pensionato, ma sempre bravo dicitore, cantore e suonatore di chitarra.

 

Ezio (Méngu)

 

(Presentazione: clicca qui per ascoltare l'audio)

Un amore di Chisciöl

(Clicca qui per ascolatare il file audio della canzone)

Timido e caro è Giacomino,
tutto intento a cucinare
un gran cibo sopraffino
per il suo buon desinare.
 
Ecco sbatter la pastella,
di farina nera e bianca,
nello strutto si fa bella,
con il vino che mai manca.
 
Cuoce lenta la pastella,
il formaggio di casera
fa dorar la gran frittella
come sole a primavera.
 
Che bontà! Che goduria!
L’aria annusa l’ Orsolina,
corre e giunge con furia,
con in bocca l‘acquolina.
 
Di chisciöl bel profumato,
bacia subito Giacomino,
sulle labbra ha l’odorino,
più si toglie dall’amato.
 
Fu così che nella padella
Il chisciöl bruciò di botto,
Giacomino e la sua bella
la timidezza avevan rotto
.
 
Canto con chitarra di Marco Divitini, parole di Méngu  

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