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Analogismi con “li bésti de cà nòsa“ con un poco di dialetto

CULTURA E SPETTACOLO - 24 06 2024 - Ezio (Mèngu)

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/Il cuculo in volo (cucü)
Il cuculo in volo ( cucü)

Sono vari anni che la letteratura psicologica pone in grande evidenza l'importanza di un rapporto positivo del bambino con gli animali, con la natura, con il territorio e le sue tradizioni e spesso con l’idioma parlato dai nostri nonni.

 

L’amore e l’interesse dei bambini  riguardo gli  animali è molto sentito. Da una indagine fatta  nel 2000 è  scaturito che il 79% dei bambini desidererebbe avere per “ amico “ un animale domestico.

 

In particolare è emerso che il bambino ha in genere un rapporto preferenziale con gli animali domestici, in particolare con i cani e con i gatti. Un esempio: dopo il miglior amico umano il confidente preferito dei loro segreti è il cane, poi segue il gatto.

 
In genere il rapporto degli esseri umani  con gli animali sviluppa un legame positivo che può costituire uno strumento valido per insegnare a instaurare legami affettivi anche con i propri simili.
Gli animali assomigliano a noi, amano e soffrono, piangono e ridono, s’incuriosiscono e anche si disperano. Gli animali hanno sentimenti e chi ben li conosce sa quale è il loro valore. La scuola si è fatta portavoce, insegna che gli animali selvatici vivono molto meglio nel loro habitat naturale e che comunque tutti gli animali, sia quelli selvatici che quelli domestici, nelle gabbie sono costretti ad apprendere comportamenti molto complessi, inutili, grotteschi, innaturali che umiliano la loro dignità e la loro intelligenza.


 

Questa mia rubrica “gli animali del bosco e un poco di dialetto“ incomincia con il Cuculo  (in dialetto: ‘l cucü). Ogni mia filastrocca in dialetto è poi tradotta in italiano.   

 

Vi è mai capitato di sentire una persona sventurata per essere rimasta sola e senza affetti dire : sòo restàa de per mì cùme ‘n cucü ? ( sono rimasto solo come un cuculo ?)   In verità la prima vota che ho sentito questa espressione ( “de per ti cùma ‘n cucü) l’ho udita proferire dalla Rosina con tono rabbioso a suo marito nella balera dell’Eden sotto la località Dosso alla fine degli anni ’60. Cos’era successo? L’uomo, bel giovanotto ma un poco mandrillo ( ecco il paragone con una altra bestia della foresta )  aveva fatto l’occhiolino alla bella Iolanda. Li aveva  presi in fragrante in un ballo con  “ casquè “ sul terrazzone dell’Eden. Il baldo giovane aveva accompagnato poi al tavolo la Iolanda con un colpetto sul sedere a mandolino. La Rosina , con la vista d’aquila ( altra bestia delle nostre montagne ) quel dolce atteggiamento galante di suo marito  non  le era sfuggito e aveva gridato al consorte “ ‘da ‘sta sirà ta starée de per tì , come ‘n cucü” . ( da questa sera rimarrai solo come un cucolo”) . Seppi però che dopo un lungo patteggiamento la Rosina ritirò la minaccia  verso suo marito però torcendogli, come un panno da strizzare,  il padiglione dell’orecchio sinistro. L’urlo del povero uomo, dicono, fu udito in tutta la contrada di S. Maria. Così erano le donne dei miei tempi, il peccato si scontava con una tremenda penitenza.

 

****

 

Il cucü ‘( cuculo )  è un uccello con un canto onomatopeico, che può mettere allegria ma anche ansia perché più lo cerchi tra le piante del bosco e più non lo vedi poiché si sposta in modo schivo, solitario e opportunista. Il cuculo è un uccello di colore grigio che si sente volentieri cantare in primavera e dopo la pioggia. E’ un uccello migratore, trascorre l’inverno in Africa Meridionale o Orientale ma lo si trova spesso anche in Italia nei periodi primaverili, nelle zone montane ma anche nella pianura. Personalmente mi è simpatico e mi rallegra le giornate con il suo canto che  spesso  rimbomba nella valle  e quasi mai si capisce il luogo da dove proviene.        

 

‘L cucü

Quàndu ‘l ciél ‘l sa fa serén

e li nìguli i va e i vén,

 

‘l gh’è ‘n urscèl cùma ‘na puiàta

che ‘l gh’à ‘n pit la cràpa màta,

 

‘l cànta apèna: cucü, cucü, cucü

e ‘l dis mài negùt de pü.

 

‘L sa pùnta süi ram de rul,

quàndu ‘l cànta ‘l ciàma ‘l sul,

 

giù ‘n paés tücc i la sént,

e ràis e vècc i è tücc cuntént.

 

Sa ‘l sént cantà ‘n scià e ‘n là

ma nigügn i sa ‘ndùa l’è la so cà,

 

l’è ‘n urscèl che ‘l pòrta pas

‘l fa cucü, cucü, e per ‘n pit ‘l tas.

 

Il cuculo

Quando il cielo si fa sereno

e le nuvole vanno e vengono,

 

c’è un uccello come una gallinella

che ha una testa un poco matta,

 

canta appena: cucù, cucù, cucù

e non dice mai nulla di più.

 

Si appoggia sui rami della quercia,

quando canta chiama il sole,

 

giù in paese tutti lo sentono

e ragazzi e vecchi sono tutti contenti.

 

Si sente cantare di qua e di là

ma nessuno sa dov’è la sua casa,

 

è un uccello che porta pace

fa cucù, cucù, e per un po’ tace.

 

Ezio (Méngu) 

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